A gennaio sarà in libreria con “Sbagliando non si impara” (Editrice Missionaria Italiana), di cui ieri ha pubblicato un estratto sul suo blog.
Vi riproponiamo anche noi le parole di Michele Dotti, scrittore, educatore, attivista e blogger.
Guarda caso, il tema in oggetto sono proprio le notizie. Quelle buone e quelle cattive, ma soprattutto il modo in cui esse ci possono influenzare. Con Michele condividiamo pienamente l’idea che il mondo dei media ci bombarda costantemente di informazioni negative – volontariamente o involontariamente…? Chiediamocelo! – che finiscono per condizionare in maniera pesante non solo il nostro umore, ma anche il modo in cui ci poniamo nei confronti del prossimo e della vita in generale, alimentando sentimenti come pessimismo, diffidenza, malizia, irascibilità.
«Il ruolo dell’informazione di cui disponiamo, è davvero decisivo. Esso può infatti orientarci all’impegno e alla partecipazione oppure, al contrario, farci rinchiudere in noi stessi e nella rassegnazione.
Purtroppo la maggior parte dei mass-media riporta prevalentemente cattive notizie ed è forse per questo che essi sono al primo posto nella classifica delle principali cause di ansia secondo EURODAP (Associazione Europea Disturbo da Attacco di Panico).
E’ ampiamente dimostrato quanto le cattive notizie contribuiscano a creare una cattiva predisposizione verso gli altri e situazioni di stress ed ansia, soprattutto in ambito lavorativo, che ci costano non solo in termini di salute ma anche economici. Secondo una ricerca svolta dalla Comunità Europea lo stress ci costava, già nel 2002, ben 20 miliardi di euro all’anno, di cui 4 solo in Italia, circa 80 euro all’anno per ogni cittadino italiano. Che diventano addirittura 200 euro all’anno per cittadino considerando anche i costi indiretti legati a disturbi cardiaci e depressione.
Al contrario, secondo un recente studio (Aprile 2011) pubblicato sulla prestigiosa rivista “Journal of Personality and Social Psychology”, le buone notizie – intese come notizie che presentano atti di coraggio, bontà o esempi positivi da seguire – sono in grado di suscitare emozioni positive e di spingere le persone a seguire gli esempi presentati e addirittura provocare reazioni fisiche tali da lasciare un’impronta duratura capace di influenzarne le azioni future.
Questo fenomeno, che in psicologia prende il nome di “elevazione morale”, può provocare cambiamenti comportamentali e predisporci all’empatia e all’interazione sociale. Inoltre, produce nell’individuo una serie di emozioni positive, non collegabili direttamente all’umore del soggetto. Un recente studio (2009), pubblicato sulla rivista “Psychological Science” spiega questi effetti suggerendo che l’elevazione morale sia responsabile della produzione di un ormone (l’ossitocina) che influenza la capacità di empatia e di comprensione dello stato d’animo altrui, stimolando un migliore rapporto con sé e con gli altri, con un aumento di stima ed autostima.
Sicuramente “fa più rumore un albero che cade”, ma per il nostro benessere personale e anche per un miglioramento della nostra società, sarebbe bene ogni tanto prestare attenzione anche alla “foresta che cresce”!»
Post scriptum. In genere non amiamo le petizioni ( ci sembra un banale metodo di protesta, poco propositivo e fine a sé stesso), ma questa ci sembra che faccia davvero al caso nostro e possa quantomeno dare un segnale di quanti siamo.
Quindi, se ti va, firma anche tu la petizione proposta dall’Associazione Comuni Virtuosi per chiedere alla RAI di dare più spazio alle buone notizie.

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