MANIFESTO PER TORNARE A SOGNARE
Oggi ci siamo imbattuti in questo "manifesto per tornare a sognare" e abbiamo deciso di dedicargli un'intera pagina del nostro sito, affinché rimanga sempre bene in evidenza e non finisca nel dimenticatoio dell'archivio blog.
Come saprete, il nostro progetto è nato da poco e proprio dal desiderio di fare qualcosa, nel nostro piccolo, per raccogliere e diffondere idee volte a migliorare il mondo che ci circonda e, perché no, per provare a realizzare alcuni dei nostri sogni, che stavano prendendo un po' di polvere.
In genere, infatti, la parabola è questa: da adolescente pensi che la tua missione sia salvare il mondo, fai grandi sogni, forse anche un po' azzardati.
Poi passi alla fase della post-adolescenza, maturi e i tuoi sogni un po' si trasformano, cominciando ad avere connotazioni più realistiche. Al centro dei tuoi pensieri comincia ad esserci il lavoro che speri di andare a fare (ovviamente fighissimo e ben retribuito).
Infine lo scontro, frontale, spesso traumatico, con la realtà: capisci che non è poi così facile fare ciò che ti piacerebbe o per il quale hai studiato.
E così, pian piano, senza che nemmeno tu te ne accorga, cominci a mettere i tuoi sogni nel famigerato cassetto. Non li dimentichi, sia chiaro, ma li trascuri un po'. In fondo quello che stai facendo non è poi così male, con lo stipendio che prendi riesci a sopravvivere e ti ripeti che prima o poi farai quello che in realtà desideri. Ed ecco che, invece, i tuoi sogni finiscono giorno dopo giorno, mese dopo mese, nel dimenticatoio. E a quel punto le possibilità sono due: o rimangono lì per sempre oppure un giorno succede qualcosa, di inaspettato, e li ritiri fuori. Sono un po' invecchiati, impolverati, ma pur sempre percorribili!
Ecco, questo almeno è ciò che è successo a me. Non so se riuscirò davvero a realizzarli ma almeno so di avere dato a loro e a me stessa una speranza.
Concludo con una dedica.
Parlando con amici e conoscenti del nostro progetto ci siamo scontrati con reazioni differenti: partecipazione, indifferenza, qualcuno ha persino detto che il nostro entusiasmo è "commovente".
Altri, invece, ci hanno messo in allerta dicendo che spesso più è grande l'entusiasmo più amara sarà la caduta e la delusione. Bhè, questo manifesto è dedicato proprio a loro: che hanno smesso di sognare, e forse un po' anche di vivere.
"Un uomo cammina fra le macerie di una città in rovina. E’ italiano, ha un sogno che molti considerano folle: puntare tutto il suo patrimonio su chi non ha garanzie da offrire, se non la propria energia, la voglia di ripartire da zero. Ricostruire dando fiducia agli altri.
Quella città, San Francisco, oggi simbolo dell’innovazione, deve molto alla “follia” di quell’italiano di talento, figlio di emigrati liguri. Dopo il terribile terremoto del 1906, Amadeo Peter Giannini decise di far prestiti a chiunque avesse la forza di impegnarsi nella ricostruzione. Trasformò così un immane disastro in una grande opportunità, dando il via alla rinascita della città californiana, mentre la piccola Bank of Italy da lui fondata due anni prima cresceva sino a diventare Bank of America.
Centocinque anni dopo, l’Italia cerca le energie per uscire da una pesantissima crisi. Ma per guardare al futuro con fiducia e rimediare a sperperi e ritardi, dovrà prima di tutto rimuovere modi di pensare diffusi, vere “macerie culturali” nelle nostre teste. E risolvere una colossale contraddizione, che mina il suo sistema di valori. Quella di un Paese che per ricchezza di cultura è costante fucina di talenti capaci di primeggiare nel mondo, dall’impresa, all’arte alla scienza, eppure sembra rassegnato a sperperare in patria quel talento, con un malcostume che mortifica i migliori, chi sa immaginare il domani, rischiare, mettersi in gioco lealmente. Favorendo spesso invece chi ostacola i cambiamenti, antepone il proprio orticello al bene comune, prevale non perchè più bravo ma grazie ad amicizie, conformismo, ossequio a potentati, disinvoltura nel gioco sporco.
Una contraddizione inaccettabile, mentre in un mondo che cambia sempre più rapidamente, la risorsa di cui l’Italia è più ricca, quella intellettuale, diventa più importante delle materie prime o della posizione geografica.
Non ci sarà rinascita politica ed economica senza affrontare a viso aperto questo paradosso, che ben conoscono le migliaia di connazionali di talento costretti ad andare all’estero per realizzarsi. Proprio dagli italiani cittadini del mondo occorre partire, per innescare in patria una indispensabile Rivoluzione culturale, che ridia fiducia anche ai tanti che il loro talento cercano di affermarlo faticosamente in Italia, fra mille ostacoli.
“I giovani devono partire ma per curiosità non per disperazione. E poi tornare. Partire per capire il resto del mondo e prima ancora se stessi” Renzo Piano.
E’ cruciale comprendere che davvero abbiamo qualcosa di particolare, nell’affrontare la complessità delle cose, intrecciare arte e scienza, che questo patrimonio ha un valore immenso nel mondo d’oggi. Ed è importante far tesoro di esperienze e idee dei tanti che sono italiani a pieno titolo anche vivendo all’estero. Un’italianità che sulla scia dello spirito d ’impresa di navigatori, esploratori ed emigranti di ieri, oggi si esalta nell’essere cosmopolita e le frontiere le supera agilmente, non le trasforma per paura in barricate, in nome di un passato mai esistito.
Per guardare al futuro con fiducia, occorre tornare a sognare. Come fecero i nostri padri, dopo i disastri della guerra. Prendendo a modello chi sa vedere quel che ancora non c’è e dedica tutte le sue energie a realizzarlo. Occorre scoprire e far conoscere questi esempi positivi. Storie di ieri, come quella di un italiano fra le macerie, col sogno folle di puntare tutto sugli altri per ricominciare. Storie di oggi, dei tanti che magari accanto a noi, sanno inseguire con tenacia e creatività questi sogni, credere che tutto è possibile, se lo vogliamo. Persino fare squadra, invece di diffidare degli altri o peggio ancora, cercare di fregarli.
Dobbiamo spostare i riflettori dai troppi inetti, arroganti e litigiosi che hanno goduto di una immeritata visibilità ed hanno diffuso modelli devastanti che sono le macerie di cui liberarci. Basta aprire gli occhi, per trovare nuovi modelli, inseguendo il talento. Occorre trarne ispirazione e farli conoscere, soprattutto ai più giovani. Dando a loro nel frattempo molta più voce e ascolto. Perchè certo i più giovani hanno molto da insegnare ai più anziani, su come si guarda al futuro.
Roberto Bonzio, giornalista e blogger Italiani di Frontiera (Milano).
Oggi ci siamo imbattuti in questo "manifesto per tornare a sognare" e abbiamo deciso di dedicargli un'intera pagina del nostro sito, affinché rimanga sempre bene in evidenza e non finisca nel dimenticatoio dell'archivio blog.
Come saprete, il nostro progetto è nato da poco e proprio dal desiderio di fare qualcosa, nel nostro piccolo, per raccogliere e diffondere idee volte a migliorare il mondo che ci circonda e, perché no, per provare a realizzare alcuni dei nostri sogni, che stavano prendendo un po' di polvere.
In genere, infatti, la parabola è questa: da adolescente pensi che la tua missione sia salvare il mondo, fai grandi sogni, forse anche un po' azzardati.
Poi passi alla fase della post-adolescenza, maturi e i tuoi sogni un po' si trasformano, cominciando ad avere connotazioni più realistiche. Al centro dei tuoi pensieri comincia ad esserci il lavoro che speri di andare a fare (ovviamente fighissimo e ben retribuito).
Infine lo scontro, frontale, spesso traumatico, con la realtà: capisci che non è poi così facile fare ciò che ti piacerebbe o per il quale hai studiato.
E così, pian piano, senza che nemmeno tu te ne accorga, cominci a mettere i tuoi sogni nel famigerato cassetto. Non li dimentichi, sia chiaro, ma li trascuri un po'. In fondo quello che stai facendo non è poi così male, con lo stipendio che prendi riesci a sopravvivere e ti ripeti che prima o poi farai quello che in realtà desideri. Ed ecco che, invece, i tuoi sogni finiscono giorno dopo giorno, mese dopo mese, nel dimenticatoio. E a quel punto le possibilità sono due: o rimangono lì per sempre oppure un giorno succede qualcosa, di inaspettato, e li ritiri fuori. Sono un po' invecchiati, impolverati, ma pur sempre percorribili!
Ecco, questo almeno è ciò che è successo a me. Non so se riuscirò davvero a realizzarli ma almeno so di avere dato a loro e a me stessa una speranza.
Concludo con una dedica.
Parlando con amici e conoscenti del nostro progetto ci siamo scontrati con reazioni differenti: partecipazione, indifferenza, qualcuno ha persino detto che il nostro entusiasmo è "commovente".
Altri, invece, ci hanno messo in allerta dicendo che spesso più è grande l'entusiasmo più amara sarà la caduta e la delusione. Bhè, questo manifesto è dedicato proprio a loro: che hanno smesso di sognare, e forse un po' anche di vivere.
"Un uomo cammina fra le macerie di una città in rovina. E’ italiano, ha un sogno che molti considerano folle: puntare tutto il suo patrimonio su chi non ha garanzie da offrire, se non la propria energia, la voglia di ripartire da zero. Ricostruire dando fiducia agli altri.
Quella città, San Francisco, oggi simbolo dell’innovazione, deve molto alla “follia” di quell’italiano di talento, figlio di emigrati liguri. Dopo il terribile terremoto del 1906, Amadeo Peter Giannini decise di far prestiti a chiunque avesse la forza di impegnarsi nella ricostruzione. Trasformò così un immane disastro in una grande opportunità, dando il via alla rinascita della città californiana, mentre la piccola Bank of Italy da lui fondata due anni prima cresceva sino a diventare Bank of America.
Centocinque anni dopo, l’Italia cerca le energie per uscire da una pesantissima crisi. Ma per guardare al futuro con fiducia e rimediare a sperperi e ritardi, dovrà prima di tutto rimuovere modi di pensare diffusi, vere “macerie culturali” nelle nostre teste. E risolvere una colossale contraddizione, che mina il suo sistema di valori. Quella di un Paese che per ricchezza di cultura è costante fucina di talenti capaci di primeggiare nel mondo, dall’impresa, all’arte alla scienza, eppure sembra rassegnato a sperperare in patria quel talento, con un malcostume che mortifica i migliori, chi sa immaginare il domani, rischiare, mettersi in gioco lealmente. Favorendo spesso invece chi ostacola i cambiamenti, antepone il proprio orticello al bene comune, prevale non perchè più bravo ma grazie ad amicizie, conformismo, ossequio a potentati, disinvoltura nel gioco sporco.
Una contraddizione inaccettabile, mentre in un mondo che cambia sempre più rapidamente, la risorsa di cui l’Italia è più ricca, quella intellettuale, diventa più importante delle materie prime o della posizione geografica.
Non ci sarà rinascita politica ed economica senza affrontare a viso aperto questo paradosso, che ben conoscono le migliaia di connazionali di talento costretti ad andare all’estero per realizzarsi. Proprio dagli italiani cittadini del mondo occorre partire, per innescare in patria una indispensabile Rivoluzione culturale, che ridia fiducia anche ai tanti che il loro talento cercano di affermarlo faticosamente in Italia, fra mille ostacoli.
“I giovani devono partire ma per curiosità non per disperazione. E poi tornare. Partire per capire il resto del mondo e prima ancora se stessi” Renzo Piano.
E’ cruciale comprendere che davvero abbiamo qualcosa di particolare, nell’affrontare la complessità delle cose, intrecciare arte e scienza, che questo patrimonio ha un valore immenso nel mondo d’oggi. Ed è importante far tesoro di esperienze e idee dei tanti che sono italiani a pieno titolo anche vivendo all’estero. Un’italianità che sulla scia dello spirito d ’impresa di navigatori, esploratori ed emigranti di ieri, oggi si esalta nell’essere cosmopolita e le frontiere le supera agilmente, non le trasforma per paura in barricate, in nome di un passato mai esistito.
Per guardare al futuro con fiducia, occorre tornare a sognare. Come fecero i nostri padri, dopo i disastri della guerra. Prendendo a modello chi sa vedere quel che ancora non c’è e dedica tutte le sue energie a realizzarlo. Occorre scoprire e far conoscere questi esempi positivi. Storie di ieri, come quella di un italiano fra le macerie, col sogno folle di puntare tutto sugli altri per ricominciare. Storie di oggi, dei tanti che magari accanto a noi, sanno inseguire con tenacia e creatività questi sogni, credere che tutto è possibile, se lo vogliamo. Persino fare squadra, invece di diffidare degli altri o peggio ancora, cercare di fregarli.
Dobbiamo spostare i riflettori dai troppi inetti, arroganti e litigiosi che hanno goduto di una immeritata visibilità ed hanno diffuso modelli devastanti che sono le macerie di cui liberarci. Basta aprire gli occhi, per trovare nuovi modelli, inseguendo il talento. Occorre trarne ispirazione e farli conoscere, soprattutto ai più giovani. Dando a loro nel frattempo molta più voce e ascolto. Perchè certo i più giovani hanno molto da insegnare ai più anziani, su come si guarda al futuro.
Roberto Bonzio, giornalista e blogger Italiani di Frontiera (Milano).