La passione è passione. Può essere incomprensibile ai più, travolgente, talvolta perfino unica. Se rimane sopita può diventare frustrazione. Se viene coltivata può trasformarsi in linfa, energia, propulsione. Che a noi piaccia farlo lo sapete già.
Che cerchiamo di trasmettervelo attraverso le storie di chi ha deciso di lasciarsi trasportare dalla sua forza ve lo abbiamo raccontato qui. E stiamo continuando a raccontarvelo qui.
Oggi ospitiamo il racconto di passione di Davide, che a trent’anni ha raccolto una sfida e ora parte all’inseguimento del suo sogno. Per quattro mesi, poi chissà. Buona lettura!
La passione per gli sport da tavola mi appartiene da sempre. Non saprei dire esattamente da quando. All’inizio c’erano le prime sbucciate di ginocchia in skate, poi passai allo snowboard in inverno e a kitesurfing e wakeboard in estate. L’incontro con il kite è arrivato proprio così. Per il bisogno di stare in piedi su una tavola tutto l’anno, per non dover attendere immobile che cadesse la prima neve in montagna. La natura gioca un ruolo fondamentale nella mia vita. Rappresenta per me una necessità, nel senso che non posso fare a meno di essa. Ne ho bisogno per vivere. E quindi vado a caccia di elementi, di acqua, di aria, di sole.Con la volontà si riescono a fare cose incredibili, così da spettatore sono diventato io stesso un surfista. Anche grazie al sostegno di un amico che già lo praticava e che ha un suo negozio nel settore (lo Style di Bologna). Assieme a lui nel 2013, dopo tanta pratica, iniziando quasi un po’ per gioco, ho raggiunto una certificazione internazionale riconosciuta e chiamata IKO (international kiteboarding organization) prima come kiter indipendente, poi come assistente istruttore. Ottenuto anche questo pre-requisito, in una settimana di pratica insegnamento, studio teorico su aerodinamica e altre materie, corso primo soccorso, abbiamo sostenuto e passato l’esame. Da allora, tolte le 30 ore di praticantato post brevetto, di rado ho insegnato se non qualche individuale in giornata. Fino ad oggi.Io faccio il contrario del mondo, sarà per questo che mi trovo bene anche sotto sopra. Smisi presto di studiare presto e iniziai lavorare, e ora, mentre tutti i miei amici e coetanei lavorano, io smetto di lavorare, faccio un corso di inglese intensivo e parto per un Erasmus speciale. Il mio. Vado in Grecia a insegnare Kitesurf.Ho sempre lavorato mettendocela tutta anche nei momenti peggiori senza mai avere una vera soddisfazione. All’inizio del 2014 un amico mi segnalò un’opportunità che io riuscii a guadagnarmi e che mi portò ad abbandonare il mio vecchio lavoro (non vedevo l’ora!). Entrai indirettamente in una grossissima multinazionale per la quale ho lavorato fino a dicembre 2014, prima di ricevere il ben servito assieme a tutta la start-up. Dopo deludenti colloqui con uffici di collocamento e agenzie interinali, mi sono messo a ragionare lucidamente su quello che mi stava accadendo e su come dovevo affrontarlo. Allora ho preso in mano la situazione ho sfruttato il licenziamento a mio favore per vivere un sogno. Un sogno che durerà quattro mesi o che continuerà?Per ora non lo so, so solo che le esperienze bisogna provarle, viverle.

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