Il cicloturismo è un modo alternativo di viaggiare, che rappresenta allo stesso tempo anche un'importante entrata economica per il terzo settore. Andrebbe però sviluppato, almeno in Italia.
Un articolo uscito su BC ci spiega come stanno le cose.
Sulla carta o sui siti degli enti turistici i servizi che vengono offerti sembrano molti, ma quando ci si va a scontrare con la realtà spesso ci si rende conto di come manchino le strutture ricettive che dovrebbero ruotare intorno a questi itinerari.
Le lacune sono ancora tante:
- piste ciclabili corte e scollegate tra loro
- percorsi troppo vicini al traffico
- segnaletica scarsa
- impossibilità di programmare un viaggio unendo alla bici altri mezzi di trasporto ( come ad esempio il treno).
E questo è davvero un peccato perchè, nonostante l'Italia sia il primo produttore di biciclette in Europa e rappresenti una delle maggiori attrattive nel mondo, non riesce ancora ad essere al livello di Germania o Austria, dove ormai il 15% del fatturato turistico nazionale proviene proprio dal cicloturismo.
Anche nel nostro Paese cominciano comunque a prendere forma alcuni modelli a cui fare riferimento, tra cui il Trentino Alto Adige, che ha puntato non solo sulla creazione di piste sicure ma anche, come dicevamo sopra, sulla possibilità di combinare la bici ad altri mezzi di trasporto. Ed ecco quindi che tra Bolzano e Trento si caricano tranquillamente le "due ruote" sui treni e per i cicloturisti è stata addirittura inventata la bikemobilcard, una tessera che gli consente di utilizzare bici, autobus e treno. Va da sè che quando gli itinerari cominciano ad avere un seguito, intorno ad essi spuntano come funghi attività che possono offrire servizi a questi turisti: dagli alberghi agli affittacamere, fino ai nuovi bicigrill, ossia aree di ristoro create in punti strategici con tavoli e panchine, piccole officine e locali igienici.
Un investimento che sicuramente paga: le quattro piste realizzate dalla provincia di Trento ( Valsugana, Val di Sole, Valle dell'Adige e del Garda) generano, infatti, un indotto di circa 86milioni di euro all'anno.
E allora perchè non estendere questa scelta a tutta la penisola?
Secondo l'Istat, almeno 2 milioni di italiani utilizzano la bici tutto l'anno. Ponendo che almeno una metà di essi vorrebbe usarla anche in vacanza e che stia via circa 7giorni spendendo una media di 50€ al giorno, si creerebbe un giro di 350milioni di euro l'anno. Bhe, sono cifre che gli enti locali dovrebbero quantomeno prendere in considerazione!! Anche perchè metterebbero in moto un volano in grado di valorizzare altre risorse del territorio, come la cultura e la cucina, senza fare ricorso ad ingenti investimenti, che in un periodo di crisi sono poco credibili.
Si potrebbe quindi sfruttare percorsi già esistenti e che andrebbero solo messi al sicuro, proteggendoli dal traffico, come fa già Terre di Siena, proponendo cicloitinerari abbinati a percorsi benessere, termali e a degustazione di vini.
Insomma, la via del turismo sostenibile potrebbe essere una scelta alternativa su cui investire risorse non eccessive e con un ritorno immediato per tutte le attività del territorio...e per un "bel paese" come il nostro sembrerebbe quasi scontata. Speriamo non lo sia troppo.
Fonte: BC - La rivista della Fiab
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