Il caro benzina, l'inquinamento, gli alti costi di vite umane che paghiamo ogni anno ci stanno spingendo da diverso tempo a parlare di come arrivare, o semplicemente tornare, ad una mobilità più sostenibile.
Le alternative al classico uso dell'auto, abbiamo detto più volte che sono tante:
- il car pooling: ossia la condivisione della macchina tra passeggeri che percorrono il medesimo tragitto.
- il car sharing: ossia il noleggio dell'auto per qualche ora o giornata a seconda delle necessità dell'utente, con il vantaggio per quest'ultimo di pagare solo per l'effettivo bisogno che ha del mezzo e per chi noleggia di "sfruttare" per il massimo di ore giornaliere l'auto, evitando così di lasciarla parcheggiata ed inutilizzata per ore. 
Chi noleggia, almeno in Italia, sono generalmente società di trasporti locali, che mettono a disposizione della cittadinanza vere e proprie flotte di auto (a Bologna, ad esempio, se ne occupa l'ATC) ma in altri paesi come la Francia, la Germania o gli Stati Uniti stanno prendendo piede anche iniziative di car sharing tra privati. Ossia, il noleggio della PROPRIA auto ad altri cittadini che ne possono avere bisogno.
- abbandono dell'auto a favore di bici, mezzi pubblici e ...scarpe da tennis!!

Ma come si muove l'italiano patentato?
Secondo un rapporto Aci Censis,  sono più le donne che gli uomini ( 91,8% contro 88,9%) ad usare l'auto in città, anche se un viaggio su sette è più corto di 1km.
Gli uomini hanno invece cominciato a prediligere, per gli spostamenti quotidiani, la bicicletta (18,7% rispetto al 13,7% del 2007) e i mezzi pubblici ( dal 19% al 31%).
La principale motivazione di questo cambiamento va ricercata nel caro benzina, anche se la maggior parte delle intervistate donne sembra non poter fare proprio a meno della macchina, essendo loro, nella maggior parte dei casi, a doversi occupare del "trasporto" della prole.
Per andare loro incontro, bisognerebbe innanzitutto incentivare e sviluppare i progetti di mobilità scolastica di pedibus e bicibus ( che tra l'altro hanno funzionato bene laddove sono stati attuati), ampliare la rete di piste ciclabili e migliorare il servizio offerto dai mezzi pubblici.
Viene infine segnalato che la metà degli intervistati non rinuncerebbe mai all'acquisto dell'auto se ne avvertisse la necessità, ma l'altra metà lo farebbe volentieri a determinate condizioni: più piste ciclabili e bonus per l'acquisto di una bici.


Chissà se i nostri amministratori se ne accorgeranno, prima che sia troppo tardi, che è obsoleto pensare di combattere l'inquinamento e il problema del traffico ricorrendo alle targhe alterne o a saltuari blocchi della circolazione, e decideranno finalmente di puntare su almeno una delle proposte qui sopra... 
Noi siamo fiduciosi e nel frattempo invitiamo tutti ad attivarsi autonomamente per praticare e, allo stesso tempo, promuovere una mobilità più sostenibile!
Buon lavoro a tutti!!

Fonte: BC - La rivista della Fiab


 
 
Si sa, l'Italia è uno dei paesi più belli del mondo. E quale modo migliore per visitarla se non con il piacere della lentezza e del contatto con la natura che può dare una bicicletta?
Il cicloturismo è un modo alternativo di viaggiare, che rappresenta allo stesso tempo anche un'importante entrata economica per il terzo settore. Andrebbe però sviluppato, almeno in Italia.
Un articolo uscito su BC ci spiega come stanno le cose.
Sulla carta o sui siti degli enti turistici i servizi che vengono offerti sembrano molti, ma quando ci si va a scontrare con la realtà spesso ci si rende conto di come manchino le strutture ricettive che dovrebbero ruotare intorno a questi itinerari. 
Le lacune sono ancora tante:
- piste ciclabili corte e scollegate tra loro
- percorsi troppo vicini al traffico
- segnaletica scarsa
- impossibilità di programmare un viaggio unendo alla bici altri mezzi di trasporto ( come ad esempio il treno).
E questo è davvero un peccato perchè, nonostante l'Italia sia il primo produttore di biciclette in Europa e rappresenti una delle maggiori attrattive nel mondo, non riesce ancora ad essere al livello di Germania o Austria, dove ormai il 15% del fatturato turistico nazionale proviene proprio dal cicloturismo.
Anche nel nostro Paese cominciano comunque a prendere forma alcuni modelli a cui fare riferimento, tra cui il Trentino Alto Adige, che ha puntato non solo sulla creazione di piste sicure ma anche, come dicevamo sopra, sulla possibilità di combinare la bici ad altri mezzi di trasporto. Ed ecco quindi che tra Bolzano e Trento si caricano tranquillamente le "due ruote" sui treni e per i cicloturisti è stata addirittura inventata la bikemobilcard, una tessera che gli consente di utilizzare bici, autobus e treno. Va da sè che quando gli itinerari cominciano ad avere un seguito, intorno ad essi spuntano come funghi attività che possono offrire servizi a questi turisti: dagli alberghi agli affittacamere, fino ai nuovi bicigrill, ossia aree di ristoro create in punti strategici con tavoli e panchine, piccole officine e locali igienici.
Un investimento che sicuramente paga: le quattro piste realizzate dalla provincia di Trento ( Valsugana, Val di Sole, Valle dell'Adige e del Garda) generano, infatti, un indotto di circa 86milioni di euro all'anno.
E allora perchè non estendere questa scelta a tutta la penisola?
Secondo l'Istat, almeno 2 milioni di italiani utilizzano la bici tutto l'anno. Ponendo che almeno una metà di essi vorrebbe usarla anche in vacanza e che stia via circa 7giorni spendendo una media di 50€ al giorno, si creerebbe un giro di 350milioni di euro l'anno. Bhe, sono cifre che gli enti locali dovrebbero quantomeno prendere in considerazione!! Anche perchè metterebbero in moto un volano in grado di valorizzare altre risorse del territorio, come la cultura e la cucina, senza fare ricorso ad ingenti investimenti, che in un periodo di crisi sono poco credibili.
Si potrebbe quindi sfruttare percorsi già esistenti e che andrebbero solo messi al sicuro, proteggendoli dal traffico, come fa già Terre di Siena, proponendo cicloitinerari abbinati a percorsi benessere, termali e a degustazione di vini.
Insomma, la via del turismo sostenibile potrebbe essere una scelta alternativa su cui investire risorse non eccessive e con un ritorno immediato per tutte le attività del territorio...e per un "bel paese" come il nostro sembrerebbe quasi scontata. Speriamo non lo sia troppo.

Fonte: BC - La rivista della Fiab




 
 
Di fronte alla crisi e al caro benzina stanno prendendo sempre più piede delle alternative all'uso dell'auto come mezzo esclusivo di spostamento.
Per chi non può proprio abbandonare la macchina, c'è il car poolingossia la condivisione dell'auto ( e quindi delle spese) con qualcuno che deve fare il suo stesso tragitto. (A proposito: inserite un passaggio nella nostra sezione dedicata!)
Per i meno pigri è tornata, invece, in voga la cara vecchia bicicletta, il nuovo motus symbol di questi tempi, che si contrappone al vecchio status symbol della macchina.
Pensate che anche le case automobilistiche si sono accorte di questa tendenza e sono corse ai ripari inserendo una bici nei loro listini.
Da marchi di lusso come Ferrari, Porsche e Maserati a quelli più abbordabili di Peugeot, Ford e Fiat che ne ha ideata una pieghevole per il piccolo bagagliaio della 500. E'ovvio che per i marchi prestigiosi si tratta più di un espediente pubblicitario "green", che di una vera e propria inversione di rotta, anche perchè chi crede di risparmiare acquistando una "rossa" si sta sbagliando di grosso ( alcuni modelli vengono anche il doppio di una Panda!).
Dall'altra parte ci sono i dati dell'Aci che parlano chiaro: un italiano su cinque utilizza meno l'auto e allo stesso tempo un sondaggio dell'Ipr rileva che ormai il 25% della popolazione si muove a pedali, quotidianamente o occasionalmente. Pensate che a Bolzano il numero di spostamenti quotidiani ciclopedonali supera quello dei motorizzati!
Che la crisi non ci stia dando la possibilità di rivedere i nostri metodi di spostamento a favore di alternative più economiche, ecologiche e solidali? 
Le premesse sono buone! Speriamo!

Fonte: Il Venerdì di Repubblica

 
 
Vi capita mai di leggere un articolo al termine del quale pensate che un mondo migliore è possibile?
Qualche tempo fa ne ho letto uno dal titolo: "Gli ecoquartieri del futuro", in cui si parlava delle città europee più avanzate dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
Si tratta di:

Friburgo e Vaubam ( situate nel sud della Germania) sono state due città pioniere sotto questo aspetto: gli edifici, ad esempio, sono collegati ad una rete locale di teleriscaldamento alimentata a biomasse e gas naturale. Il 65% del fabbisogno complessivo di energia elettrica del quartiere viene soddisfatto in cogenerazione e da fotovoltaico. I posti auto sono pochi ed esterni al quartiere.

Stoccolma vanta un ecoquartiere di nome Hammarby Sjostad, nato su un'area industriale decontaminata di 1.800.000 metri quadrati. 
Pensate che quì il 75% degli abitanti non usa l'auto!!
Gli edifici sono realizzati con eccellenti standard energetici ( la nostra classe A gli farebbe un baffo, molto probabilmente) grazie all'utilizzo di energia solare, alla depurazione delle acque e allo smaltimento dei rifiuti attraverso un sistema di aspirazione sotterranea. Ciliegina sulla torta: si sono dotati di un centro di logistica che gestisce la consegna delle merci all'interno del quartiere. Il vantaggio? I furgoni in circolazione sono stati ridotti da 6 a 1.


Infine Vienna. Il suo eco quartiere non lascia adito a dubbi, si chiama: Bike City. E' stato realizzato tra il 2006 e il 2008 con un'attenzione particolare ai ciclisti. L'elevata qualità della vita unita a prezzi delle abitazioni contenuti, hanno fatto sì che a fronte di 99 abitazioni disponibili arrivassero ben 5.000 richieste. Questo successo ha spinto la città di Vienna a progettare una Bike City 2 con circa 250 appartamenti realizzati vicino al Danubio.

Bhè, che dire...più che "ecoquartieri del futuro", che fa pensare a progetti aleatori, forse non ancora realizzabili, io li avrei definiti quartieri sostenibili del presente, considerando anche l'enorme successo che hanno ottenuto.

E noi, cosa stiamo aspettando??

Fonte: Consumatori, mensile dei soci Coop


 
 
Contro il caro benzina e l'inquinamento l'unica soluzione è rispolverare le nostre vecchie biciclette e tirare fuori dalle scatole le nostre scarpe da ginnastica! Dai, anche se sono un pò vecchiotte per camminare andranno benissimo! :)
E se siete un pò pigri come me ci sono le biciclette elettriche, anche dette " a pedalata assistita" ( a prova di "uomo-divano" insomma!). Quali sono i vantaggi? Bhe, dal punto di vista ambientale, ovviamente non inquinano, in quanto bisogna solo ricaricarne la batteria. Dal punto di vista economico, risparmierete soldi su tre fronti: benzina, assicurazione e bollo! Insomma: una vera "bazza"!
A questo proposito vi rimando ad un'iniziativa del Comune di Bologna per promuoverne l'acquisto!