La saggezza del broccolo

Damiano Ferraretti è il protagonista di questo mese della sezione dedicata ai vostri “Racconti di passione“.

Buona lettura!

 

Era il 21 Luglio 2011, ricordo benissimo, quando la gioia di una scelta ponderata e spontanea mi accolse nel diventare vegetariano.
“Vegetariano” è un termine che amo poco, come tutte quelle parole – etichette – che tendono a incasellare l’individuo, nel vano tentativo di identificarlo. Sì, perché l’essere umano a mio parere è molto più vasto di qualsiasi identità tenti di attribuirsi: nella ricerca di sicurezza, di appartenenza e di… compagnia.

Yoga @ Casale California

Per me vegetariano è un aggettivo (non un sostantivo!) che indica semplicemente chi si nutre solo o prevalentemente di cibi vegetali. Poi, sui perché di una scelta così, vi sono decine di motivazioni, più o meno razionali, più o meno sensate, più o meno confutabili che non elenco adesso.

Egoisticamente devo dire che si sta meglio. Si sta decisamente meglio nel corpo e nella mente. In fondo l’equazione è semplice: nutrirsi con cibi vivi, poco o nulla elaborati dall’uomo, dona al corpo più salute, tonicità e leggerezza, per poi consegnare alla mente altrettanta presenza e prontezza di risposte. Il corpo respira bene e la mente è più sveglia. Tutto qui. “Vegetus”, dal latino, significa vivo, vigoroso, sano.
Sempre egoisticamente, ho eliminato anche altre cose: lo zucchero bianco che poi ho letto fa oltre 35 milioni di morti l’anno, le bibite gassate, la maggior parte dei latticini, le uova, e in generale ogni cibo eccessivamente elaborato, ovvero qualsiasi cibo molto lontano dalla sua forma originale, in natura.
E’ una buona regola che puoi usare anche tu.

Un mito che voglio sfatare subito è quello dell’eliminazione, del rimuovere dalla propria dieta certe cose, del privarsi di certi gusti, etc. Come se togliere, appunto, fosse sinonimo di carenza, di “meno”. Bene. E’ l’esatto contrario!
Qui si tratta di modificare le proprie preferenze riferite alla nutrizione. E’ semplice, non c’è fretta ed è più facile di quanto credi. Presto ti accorgerresti di avere aggiunto, e aggiunto moltissimo, anche alla goduria di un palato fine.

L’entusiasmo era – ed è tuttora – tanto nel cercare di condividere questa scoperta. Le mie nuove scoperte, che non sono quelle sentite da altri o lette su una rubrica. Proprio mie, nostre, nel senso della chiarezza che si percepisce quando ci si accorge pienamente di qualcosa. E qualcosa di importante. Ci si accorge… e la vita, la quotidianità non saranno mai più come prima.

Accorgersi è un verbo bellissimo, il più usato, tra l’altro, nei Vangeli (tradotto male in “convertirsi”) e un verbo estremamente importante nell’esistenza di ciascuno.
Puoi accorgerti tu e solamente tu, da solo, da sola; un fenomeno individuale, istantaneo, immediato, fuori da ogni ragionamento! Il momento preciso in cui l’accesso a una consapevolezza più ampia è spalancato, e un piccolo grande balzo avviene.
La prima sensazione dopo essersi accorti (di qualsiasi cosa!) è buffa, ci si sente ridicoli e si pensa: “Ma perché non l’ho fatto prima!?”. E’ normale: “Meglio tardi che mai”, si può rispondere. E va bene così.

L’entusiasmo di coltivare, dicevo, è grande quanto condividere quello che la natura, attraverso i suoi doni, offre ogni giorno e in ogni stagione.
Più si conosce la natura, la terra nel suo “crescere” autentico e più diviene misteriosa, a tratti inconoscibile grazie alla sua forza, con un’intelligenza determinata e inesorabile. Si scorge qualcosa di sacro in tutto questo.
La base dell’agricoltura naturale è proprio servire la natura stessa.

Stare, essere in contatto con la natura (frase molto usata ma impropria; dal momento che non v’è un solo istante nella nostra vita in cui non siamo in contatto con la natura!) è comunque accostarsi a qualcosa di più grande, spaventosamente più grande di noi.
Per esempio, si impara e ci si riappropria del rispetto umile nell’osservare la laboriosa dedizione di un’ape su un fiore; si riconosce, riverenti, la preziosità delle coccinelle nell’orto, oppure rimanere letteralmente a bocca aperta mentre si seguono con lo sguardo i simboli disegnati nell’aria da una farfalla bianca o da una coppia di libellule. Linee, casuali in apparenza, che portano energia dal cielo verso terra.
Questa è intelligenza pura, vasta, costante e silenziosa. Senza clamori.

Un pomodoro tagliato a metà ha la stessa forma di un cuore umano. La fettina di una carota sembra l’iride dell’occhio e l’interno di una noce ricorda il cervello.
Sarà un caso che il pomodoro, ricco di licopene, fa bene al cuore; le carote aiutano ad aumentare il flusso ematico negli occhi e il contributo delle noci nel produrre neuromediatori migliora le funzioni cerebrali? Mmm…
Vi sono centinaia, migliaia di analogie come queste, e sono una scoperta continua.

Il broccolo sembra un grande albero in miniatura e a volte vorrei essere lillipuziano, anzi, ancor più piccolo, per arrampicarmi dentro e fin sopra, nella forma e nell’avventura di tanta saggezza.

L’essere umano è davvero stupido e a dimostrarlo lo conferma il fatto che si reputa il più evoluto delle specie.
Il realtà “là fuori” è pieno di forme, colori, profumi, movimenti, magie.
E’ proprio tutto lì, nella natura… nella terra.

Damiano Ferraretti
CasaleCalifornia

Papà, ti spiego che lavoro fa Valerio

Dopo il successo di “Mamma, ti racconto che lavoro faccio” oggi l’imperdibile sequel “Papà, ti spiego che lavoro fa Valerio”.
Si rende necessario un chiarimento anche su di lui, perché, come accennavo nel precedente post, mio padre ( e con lui probabilmente molti altri) associa il fatto che Valerio giri su e giù per l’Emilia Romagna come una trottola alla figura del…rappresentante.

Papà Salmeri alle prese con la raccolta estiva

Quindi, papà, oggi cercherò di chiarirti una volta per tutte le idee: Valerio non fa il rappresentante. E nemmeno il corriere! Nulla da togliere, ovviamente, a queste figure professionali ma sarebbe errato dire che lui si occupa di questo.
Capisco che ai tuoi tempi le classificazioni erano molto più semplici: impiegati ed operai erano gli stanziali, poi c’erano i rappresentanti che facevano parte della categoria mobile, come dici tu.
Ecco, devi pensare, però, che oggi è tutto molto più fluido e nomade.
Ma partiamo dagli albori. Dopo il Liceo, Valerio decide di iscriversi ad Ingegneria Gestionale.
Durante l’Università inizia uno stage in un’azienda metalmeccanica, che definisce la sua esperienza più importante. Sì perché il suo ufficio si trovava in una posizione centrale che gli permetteva un’osservazione a 360° di tutte le persone dell’azienda; gli è bastato poco per capire che la maggior parte dei problemi si creavano, non per mancanza di competenze, bensì per scarsa comunicazione tra le parti.
Così, appena laureato, molla quel lavoro e inizia un corso dal nome “Formazione Formatori” grazie al quale inizierà il suo percorso professionale.
Ovvero? Quello di consulente e formatore aziendale, appunto, in Allenamente, la società che ha fondato.
In poche parole: Valerio non lavora solo per un’azienda (come è successo a te per 25 anni…ti hanno persino dato una targa di riconoscimento!) bensì per tante e di diversi settori. Capita, pensa, che vada in due aziende diverse nello stesso giorno, spesso in 5 o 6 in una settimana. Eh sì!
E quando va lì cosa fa, ti starai chiedendo tu. Bhé, si occupa di tante cose:
La sua missione è quella di aiutare le aziende a migliorare i propri risultati per cui parte sempre dalla conoscenza di tutte le persone che ne fanno parte (sì, fa delle gran chiacchiere poi ne analizza l’organizzazione e alla fine propone al titolare delle azioni per migliorare. Ma cosa?

Valerio, l’uomo delle stelle

- Corsi di comunicazione efficace: per esempio ai venditori per aiutarli a vendere meglio e di più (oggi è difficilissimo vendere!)
- Coaching: aiuta i manager e gli imprenditori dandogli dei consigli su come gestire al meglio i propri collaboratori
- Team Building: quando invece le persone non vanno d’accordo tra di loro le mette tutte in aula e cerca di farle collaborare su progetti comuni
- Selezione del personale: la fase più delicata, ma spesso più trascurata in un’azienda
Alla base di tutto questo fa sempre un lavoro sulla corretta mentalità orientata al miglioramento perché ogni persona, se vuole cambiare, deve avere la capacità di mettersi in discussione e, soprattutto, di assumersi le proprie responsabilità.
Oltre ad Allenamente, fa parte del passionate team di ViviSostenibile e di COB. Ok, Vivisostenibile dovresti conoscerlo (dimmi di sì) ma COB cos’è?

E’ un’associazione che si occupa di innovazione sociale e co-working. Non agitarti, lo so che ho utilizzato parole a te sconosciute! Ti spiego. Il co-working è semplicemente uno spazio di lavoro condiviso, rivolto per lo più a liberi professionisti (che magari lavorano da casa, come me) o a piccole aziende. I vantaggi sono sia economici, per la condivisione delle spese, che sociali, per il crearsi di una rete di scambio (di competenze, stimoli ed idee) tra i diversi frequentatori dello spazio.
Papà, il co-working si sta diffondendo molto, soprattutto nelle grandi città. Ma quello di COB è un modello diverso, metropolitano. Al contrario di ciò che è stato fatto fino adesso ( in genere grandi spazi in grandi città) loro puntano ad una disseminazione territoriale, quindi tanti piccoli COB non solo in centro città, ma anche in provincia.
Che te ne pare? Pensa come sarebbe bello avere un COB anche nella nostra futura Valsamoggia. Mi costringerebbe ad uscire di casa per andare a lavorare e a mollare il pigiama che tanto non sopporti.
Insomma, adesso ti è più chiara la situazione? Spero di sì. E se proprio vuoi continuare a dire che Valerio fa il rappresentante, aggiungi almeno del “cambiamento”.
A presto papà!